Siamo al quarto anno. La Grande Guerra è alle sue fasi conclusive e noi quest'anno...tiriamo le conclusioni.
mercoledì 20 novembre 2019
domenica 16 dicembre 2018
4 Novembre 2018 - Mostra sulla Grande Guerra
A conclusione del lavoro di quattro anni, alcuni dei ragazzi che hanno partecipato, hanno voluto presentare al pubblico il loro lavoro.
Per questo domenica 4 Novembre, anniversario della fine della Grande Guerra, nel pomeriggio, hanno allestito una piccola mostra nell'aula LIM della Scuola Primaria di Scopello.
Come spesso accade, sono stati genitori, nonni e familiari e qualche altra insegnante a partecipare all'evento, ma è stato importante proporlo.
I ragazzi hanno allestito l'aula in spazi diversi, ognuno con un fine preciso e si sono distribuiti nei vari angoli ad illustrare documenti e materiali: i banchi sono stati disposti "a trincea" e sopra sono state messe le fotocopie dei documenti con cui l'esercito, ai tempi della Guerra, comunicava ai Comuni di residenza la morte dei soldati.
Poi c'era la coperta della trincea, dove durante il primo anno il tenente Rossi leggeva ai suoi soldati il libro "Il viaggio di Ulisse".
Sull'armadio hanno appeso le foto delle varie esperienze in giro per la Valsesia: all'Archivio di Stato di Varallo, all'Istituto Storico, alla Mostra dei Cento Anni e delle interviste.
All'entrata è stata appesa una foto di gruppo dei ragazzi della scuola con i nomi di tutti i partecipanti al progetto.
Quando sono arrivati i visitatori i ragazzi hanno illustrato loro tutte le parti della mostra e poi li hanno fatti accomodare sulla "tradotta" col le sedie poste in fila davanti alla Lim e lì hanno presentato questo blog.
Alla lavagna i loro pensieri finali, senza firma, un pensiero condiviso da tutti.
Per me, che ho condotto i lavori, le uscite, le interviste e dato forma al loro impegno coordinando la scrittura in questo blog, è stata un'esperienza meravigliosa.
Credo che la maggior parte di loro sia venuta e abbia partecipato sempre spontaneamente, non ho mai visto disinteresse, ho cercato di capire dalle loro domande e dalle loro proposte, pur guidando l'esperienza, quanto questo studio possa essere servito a far loro comprendere l'atrocità della guerra, ieri, oggi e sempre. Questo era il mio intento.
Resta in me la consapevolezza che si possano portare avanti progetti a costo zero che aggiungono valore al lavoro di insegnante e che i ragazzi della scuola secondaria, se coinvolti, sanno e vogliono apprendere, conoscere, capire. Perché in questo ultimo scorcio di attività, i partecipanti erano tutti ragazzi ormai usciti dalla scuola primaria, alunni dalla prima alla terza classe di scuola secondaria, che partecipavano alle iniziative fuori dal loro orario scolastico.
Il blog rimarrà sempre e mi piace pensare che anche loro, come me, ci andranno ogni tanto a curiosare.
Questo vuol dire crescere.
Sono molto orgogliosa di tutti loro.
Bravi.
Maestra Marta
Per questo domenica 4 Novembre, anniversario della fine della Grande Guerra, nel pomeriggio, hanno allestito una piccola mostra nell'aula LIM della Scuola Primaria di Scopello.
Come spesso accade, sono stati genitori, nonni e familiari e qualche altra insegnante a partecipare all'evento, ma è stato importante proporlo.
I ragazzi hanno allestito l'aula in spazi diversi, ognuno con un fine preciso e si sono distribuiti nei vari angoli ad illustrare documenti e materiali: i banchi sono stati disposti "a trincea" e sopra sono state messe le fotocopie dei documenti con cui l'esercito, ai tempi della Guerra, comunicava ai Comuni di residenza la morte dei soldati.
Poi c'era la coperta della trincea, dove durante il primo anno il tenente Rossi leggeva ai suoi soldati il libro "Il viaggio di Ulisse".
Sull'armadio hanno appeso le foto delle varie esperienze in giro per la Valsesia: all'Archivio di Stato di Varallo, all'Istituto Storico, alla Mostra dei Cento Anni e delle interviste.
All'entrata è stata appesa una foto di gruppo dei ragazzi della scuola con i nomi di tutti i partecipanti al progetto.
Quando sono arrivati i visitatori i ragazzi hanno illustrato loro tutte le parti della mostra e poi li hanno fatti accomodare sulla "tradotta" col le sedie poste in fila davanti alla Lim e lì hanno presentato questo blog.
Alla lavagna i loro pensieri finali, senza firma, un pensiero condiviso da tutti.
Per me, che ho condotto i lavori, le uscite, le interviste e dato forma al loro impegno coordinando la scrittura in questo blog, è stata un'esperienza meravigliosa.
Credo che la maggior parte di loro sia venuta e abbia partecipato sempre spontaneamente, non ho mai visto disinteresse, ho cercato di capire dalle loro domande e dalle loro proposte, pur guidando l'esperienza, quanto questo studio possa essere servito a far loro comprendere l'atrocità della guerra, ieri, oggi e sempre. Questo era il mio intento.
Resta in me la consapevolezza che si possano portare avanti progetti a costo zero che aggiungono valore al lavoro di insegnante e che i ragazzi della scuola secondaria, se coinvolti, sanno e vogliono apprendere, conoscere, capire. Perché in questo ultimo scorcio di attività, i partecipanti erano tutti ragazzi ormai usciti dalla scuola primaria, alunni dalla prima alla terza classe di scuola secondaria, che partecipavano alle iniziative fuori dal loro orario scolastico.
Il blog rimarrà sempre e mi piace pensare che anche loro, come me, ci andranno ogni tanto a curiosare.
Questo vuol dire crescere.
Sono molto orgogliosa di tutti loro.
Bravi.
Maestra Marta
sabato 27 ottobre 2018
Visita alla mostra sulla Grande Guerra a Varallo
Giovedì 25 ottobre siamo stati a Varallo a visitare la mostra "Cent'anni dopo. La Valsesia e i Valsesiani durante la Grande Guerra". Ci sembrava di muoverci in un ambiente che conoscevamo e abbiamo ricordato molte cose imparate in questi anni.
Abbiamo anche rivisto gli oggetti che facevano parte di quel periodo e che ci aveva portato in classe il signor Paolo Montini: le granate, quelle da difesa e quelle da lanciare, gli elmetti e abbiamo visto armi che sembrano quelle di oggi da caccia, infatti ci hanno spiegato che alcune sono usate ancora oggi come fucili di precisione. Tante cose non sembravano affatto avere 100 anni...chi le ha tenute ne ha avuto cura. Un paio di scarponi però, aggiunti a un manichino con i vestiti originali, non sembrano proprio quelli usati a quel tempo: hanno la suola in vibram e sono di un bel cuoio lucido e nuovo. Non rendono l'idea del freddo ai piedi che devono aver sofferto tutti quei poveri giovani che chiedevano sempre a casa, alle sorelle, alle moglie, alle mamme e alle fidanzate di mandar loro caldi calzettoni di lana!
Abbiamo visitato la mostra liberamente a piccoli gruppi e quando a qualcuno veniva in mente qualcosa da dire, lo condivideva con gli altri.
Alberto per esempio ci ha ricordato la storia di una mamma che ha fatto costruire la chiesetta al Vallone di Campertogno perché i suoi nove figli, partiti per la guerra, sono tornati tutti sani e salvi.
Così come il nonno di Carlotta, che ci ha accompagnato, ci ha fatto notare i chiodi sotto gli scarponi, che anche lui usava da soldato.
Abbiamo trovato delle cartoline indirizzate alla "Signora Rosetta" di Scopello, che era la persona che ha fondato l'albergo omonimo che esiste ancora oggi e un interessante cartellone statistico dell'epoca, che mostrava le percentuali di perdite nel nostro territorio paese per paese: Scopello, con 20 caduti, è il paese con la percentuale più alta, quasi il 3%.
Ci siamo stupiti nel vedere, sempre su questi interessanti cartelli murali, che le cittadine del nostro fondovalle sono aumentate come popolazione oggi rispetto a cento anni fa, mentre tutti i paesi dell'alta valle sono dimezzati se non di più...spopolati.
I disegni e le stampe della prima sala ci hanno davvero impressionato per la loro bellezza e per la resa su chi le guarda: scene di guerra disegnate come fossero vere. E anche l'infermeria dell'ospedale con le grucce fatte di legno, i letti corti, molto più corti di quelli di oggi, la segatura per terra.
Alcune volte abbiamo fatto fatica a cercare i riferimenti di quello che vedevamo: per esempio all'inizio, secondo noi potevano esserci le didascalie delle foto, per sapere in che posto preciso erano state scattate, visto che sono luoghi valsesiani. Anche noi avevamo trovato presso l'ufficio turismo foto delle esercitazioni militari pre-guerra in Valsesia, scattate a Scopello.
C'è una stanza dedicata a tre personaggi che hanno vissuto la Grande Guerra e hanno saputo raccontarcela in modo diverso: un fotografo con le sue foto, uno scrittore con le sue poesie e un semplice artigiano col suo diario, arrivato fino a noi: un piccolissimo blocco notes di pochi centimetri di grandezza con le pagine fini fini, scritte fitte fitte. Gli organizzatori hanno ingrandito per la mostra alcune pagine e le hanno riprodotte sul muro ma deve essere molto interessante poter leggerle tutte.
Infine è stato impossibile vedere il filmato nell'ultima sala poiché il proiettore aveva qualcosa che non funzionava. Peccato! Magari ci torneremo con le nostre famiglie e potremo vederlo.
A caldo, ecco qui le nostre impressioni personali:
"Mi sono piaciute molto le ricostruzioni dell'infermeria e delle trincee perché molto realistiche e ho avuto la sensazione di essere tornata indietro nel tempo...è stato molto interessante anche il grafico su cui era rappresentato il numero degli abitanti dei nostri paesi e la percentuale dei morti in guerra...mi ha colpito il numero degli abitanti di Rassa rispetto a quelli di oggi! "
Zoe, 1^ classe Secondaria di Balmuccia.
A me sono piaciute le cartoline, le foto e quel diario piccolo piccolo.
Nicoletta, 1^ classe Secondaria di Balmuccia
A me è piaciuta molto la ricostruzione della trincea, le vesti e le lettere e ho trovato tutto molto interessante.
Marcello, classe 3^ Secondaria di Balmuccia
Ho trovato tutto molto interessante. Ho visto tante cose dal vivo che di solito si vedono sui libri o in foto. Quello che mi ha colpito di più sono gli elmetti e i fucili.
Alberto, classe 3^ Secondaria di Balmuccia
A me sono piaciute le divise, le loro medaglie e le loro cartoline.
Davide, classe 1^ Secondaria di Balmuccia
Abbiamo anche rivisto gli oggetti che facevano parte di quel periodo e che ci aveva portato in classe il signor Paolo Montini: le granate, quelle da difesa e quelle da lanciare, gli elmetti e abbiamo visto armi che sembrano quelle di oggi da caccia, infatti ci hanno spiegato che alcune sono usate ancora oggi come fucili di precisione. Tante cose non sembravano affatto avere 100 anni...chi le ha tenute ne ha avuto cura. Un paio di scarponi però, aggiunti a un manichino con i vestiti originali, non sembrano proprio quelli usati a quel tempo: hanno la suola in vibram e sono di un bel cuoio lucido e nuovo. Non rendono l'idea del freddo ai piedi che devono aver sofferto tutti quei poveri giovani che chiedevano sempre a casa, alle sorelle, alle moglie, alle mamme e alle fidanzate di mandar loro caldi calzettoni di lana!
Abbiamo visitato la mostra liberamente a piccoli gruppi e quando a qualcuno veniva in mente qualcosa da dire, lo condivideva con gli altri.
Alberto per esempio ci ha ricordato la storia di una mamma che ha fatto costruire la chiesetta al Vallone di Campertogno perché i suoi nove figli, partiti per la guerra, sono tornati tutti sani e salvi.
Così come il nonno di Carlotta, che ci ha accompagnato, ci ha fatto notare i chiodi sotto gli scarponi, che anche lui usava da soldato.
Abbiamo trovato delle cartoline indirizzate alla "Signora Rosetta" di Scopello, che era la persona che ha fondato l'albergo omonimo che esiste ancora oggi e un interessante cartellone statistico dell'epoca, che mostrava le percentuali di perdite nel nostro territorio paese per paese: Scopello, con 20 caduti, è il paese con la percentuale più alta, quasi il 3%.
Ci siamo stupiti nel vedere, sempre su questi interessanti cartelli murali, che le cittadine del nostro fondovalle sono aumentate come popolazione oggi rispetto a cento anni fa, mentre tutti i paesi dell'alta valle sono dimezzati se non di più...spopolati.
I disegni e le stampe della prima sala ci hanno davvero impressionato per la loro bellezza e per la resa su chi le guarda: scene di guerra disegnate come fossero vere. E anche l'infermeria dell'ospedale con le grucce fatte di legno, i letti corti, molto più corti di quelli di oggi, la segatura per terra.
Alcune volte abbiamo fatto fatica a cercare i riferimenti di quello che vedevamo: per esempio all'inizio, secondo noi potevano esserci le didascalie delle foto, per sapere in che posto preciso erano state scattate, visto che sono luoghi valsesiani. Anche noi avevamo trovato presso l'ufficio turismo foto delle esercitazioni militari pre-guerra in Valsesia, scattate a Scopello.
C'è una stanza dedicata a tre personaggi che hanno vissuto la Grande Guerra e hanno saputo raccontarcela in modo diverso: un fotografo con le sue foto, uno scrittore con le sue poesie e un semplice artigiano col suo diario, arrivato fino a noi: un piccolissimo blocco notes di pochi centimetri di grandezza con le pagine fini fini, scritte fitte fitte. Gli organizzatori hanno ingrandito per la mostra alcune pagine e le hanno riprodotte sul muro ma deve essere molto interessante poter leggerle tutte.
Infine è stato impossibile vedere il filmato nell'ultima sala poiché il proiettore aveva qualcosa che non funzionava. Peccato! Magari ci torneremo con le nostre famiglie e potremo vederlo.
A caldo, ecco qui le nostre impressioni personali:
"Mi sono piaciute molto le ricostruzioni dell'infermeria e delle trincee perché molto realistiche e ho avuto la sensazione di essere tornata indietro nel tempo...è stato molto interessante anche il grafico su cui era rappresentato il numero degli abitanti dei nostri paesi e la percentuale dei morti in guerra...mi ha colpito il numero degli abitanti di Rassa rispetto a quelli di oggi! "
Zoe, 1^ classe Secondaria di Balmuccia.
A me sono piaciute le cartoline, le foto e quel diario piccolo piccolo.
Nicoletta, 1^ classe Secondaria di Balmuccia
A me è piaciuta molto la ricostruzione della trincea, le vesti e le lettere e ho trovato tutto molto interessante.
Marcello, classe 3^ Secondaria di Balmuccia
Ho trovato tutto molto interessante. Ho visto tante cose dal vivo che di solito si vedono sui libri o in foto. Quello che mi ha colpito di più sono gli elmetti e i fucili.
Alberto, classe 3^ Secondaria di Balmuccia
A me sono piaciute le divise, le loro medaglie e le loro cartoline.
Davide, classe 1^ Secondaria di Balmuccia
giovedì 15 marzo 2018
Le nostre interviste
15 marzo 2018
Oggi siamo solamente in tre. Alla scuola secondaria tutti sono occupati con verifiche, così siamo Carlotta. Giacomo e Nicoletta.
Persone che hanno vissuto nella Prima Guerra Mondiale non ce ne sono più nella nostra valle, ma possiamo intervistare persone che hanno vissuto "una guerra" da bambini. Di queste ce ne sono tante.
Nicoletta ci ha portato le notizie che ha ricevuto da sua nonna, la signora Serafina Poloni di Piode. Oggi ha 85 anni essendo nata nel 1932. Al tempo della Seconda Guerra Mondiale, di quando sono i suoi ricordi, aveva 12 anni. Prima dello scoppio della Guerra la sua famiglia emigrò in Francia dove frequentò l'asilo. Non parlava francese e la sua maestra disse alla sua mamma che sarebbe diventata una sarta, perché, mentre gli altri bambini giocavano, lei stava vicino alla maestra e insieme a lei imparava a cucire. Infatti diventò veramente una sarta.
Quando scoppiò la guerra in Francia la famiglia tornò in Italia, sempre a Piode. Il papà stava sempre sulle montagne durante la guerra e tornava solo di notte e lei viveva con la mamma e il fratellino piccolo.
Della guerra si ricorda il passaggio degli aerei. Quando era buio dovevano mettere delle tende scure alle finestre per non far vedere le luci agli aerei che passavano.
Si ricorda anche un episodio di alcuni soldati che vennero a casa sua e diedero loro del cioccolato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la nonna ricorda anche l'episodio in cui fu fatto saltare il ponte di Piode. Lei e il papà stavano andando a Pila attraverso la montagna di Mera, perché non si passava dalle strade altrimenti si rischiava di essere scoperti. Dovevano
vendere una mucca e sentirono un grande boato. Il papà si arrampicò su un albero per vedere cosa era stato e vide un gran fumo. Disse subito che era saltato il ponte di Piode.
I ponti durante la Guerra spesso venivano fatti saltare per impedire ai nemici di transitare. Il papà era molto preoccupato perché vicino al ponte abitava la sua bisnonna.
Il vecchio ponte era a tre arcate, quello di oggi ne ha soltanto due.
Nicoletta, Giacomo e Carlotta

Oggi, giovedì 5 aprile, siamo in otto. Durante le vacanze di Pasqua abbiamo ascoltato la registrazione di Zoe che ha intervistato Maria Teresa Mattasoglio, una signora di Scopello che abita vicino alla casa di sua nonna. E' del 1930 e ai tempi della guerra era ragazzina. Durante l'intervista, oltre alla voce di Zoe, si sentono anche altre voci: i nipoti della signora Maria Teresa: Ernestina e Fabrizio Tosi e la voce di Francesca Conti, mamma di Zoe.
Mentre eravamo a scuola è venuto a trovarci il signor Francesco Fiori, nonno di Carlotta e Giacomo. E' di Carpignano ed è nato nel 1940, quindi all'epoca dei fatti che ci racconta, aveva 4/5 anni.
Abbiamo registrato anche la sua intervista.
Incrociando le informazioni ricevute da queste interviste ci siamo resi conto che le guerre del passato in Italia non hanno coinvolto direttamente i bambini come invece succede oggi. Un tempo gli eserciti combattevano uno contro l'altro e, durante la Seconda Guerra Mondiale, furono bombardate le città. Così molti bambini detti "sfollati" vennero a frequentare le scuole qui in montagna. Gli sfollati di un tempo sono i "profughi" e "rifugiati" di oggi. Allora abbiamo deciso di chiedere ai ragazzi ospiti a Scopa in un Centro di Accoglienza, se hanno vissuto esperienze di guerra nella loro vita e se hanno voglia di incontrarci. Siccome la maestra li conosce bene, glielo chiederà lei.
Giovedì 19 aprile
Oggi siamo in due, Zoe e Anna, e sono venuti a trovarci Fadialla e Mohamed, sono due giovani africani, il primo del 1990 e il secondo del1999. Ci hanno spiegato alcuni episodi di guerra in Mali e Costa d' Avorio, i loro Paesi di origine da dove sono dovuti scappare.
Nella città dove viveva Mohamed i bambini non sapevano cosa significava la parola "PACE" e per loro vedere morire una persona era naturale; i bambini erano orfani o abbandonati dalle proprie famiglie che scappano per cercare di salvarsi la vita. Entrambi ci hanno parlato di genitori, bambini e ragazzi ogni giorno rinchiusi nelle loro case spaventati.
Nei loro paesi la guerra è condotta da bande di terroristi e infatti la gente è terrorizzata. Queste bande sono molto organizzate e ben armate, mentre lo stato non ha a disposizione armi sufficienti per contrastarli. Così la popolazione è inerme e prima di tutto i bambini.
Ci hanno parlato anche della Libia, un Paese che hanno conosciuto perché ci hanno passato del tempo durante il loro esodo verso la pace. Secondo loro la Libia è un Paese dove non c'è pace perché ci sono tre partiti che vogliono il potere e si combattono tra loro. La gente che arriva in Libia viene imprigionata e quando la prigione è piena vengono uccisi o mandati sul mare. Così è successo a loro.
Fadialla è andato a raccontare la sua esperienza nella scuola alberghiera di Varallo nel 2017 e ai ragazzi del Liceo d'Adda quest'anno.
Oggi siamo solamente in tre. Alla scuola secondaria tutti sono occupati con verifiche, così siamo Carlotta. Giacomo e Nicoletta.
Persone che hanno vissuto nella Prima Guerra Mondiale non ce ne sono più nella nostra valle, ma possiamo intervistare persone che hanno vissuto "una guerra" da bambini. Di queste ce ne sono tante.
Nicoletta ci ha portato le notizie che ha ricevuto da sua nonna, la signora Serafina Poloni di Piode. Oggi ha 85 anni essendo nata nel 1932. Al tempo della Seconda Guerra Mondiale, di quando sono i suoi ricordi, aveva 12 anni. Prima dello scoppio della Guerra la sua famiglia emigrò in Francia dove frequentò l'asilo. Non parlava francese e la sua maestra disse alla sua mamma che sarebbe diventata una sarta, perché, mentre gli altri bambini giocavano, lei stava vicino alla maestra e insieme a lei imparava a cucire. Infatti diventò veramente una sarta.
![]() |
| Il ponte di Piode attuale |
Della guerra si ricorda il passaggio degli aerei. Quando era buio dovevano mettere delle tende scure alle finestre per non far vedere le luci agli aerei che passavano.
Si ricorda anche un episodio di alcuni soldati che vennero a casa sua e diedero loro del cioccolato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la nonna ricorda anche l'episodio in cui fu fatto saltare il ponte di Piode. Lei e il papà stavano andando a Pila attraverso la montagna di Mera, perché non si passava dalle strade altrimenti si rischiava di essere scoperti. Dovevano

I ponti durante la Guerra spesso venivano fatti saltare per impedire ai nemici di transitare. Il papà era molto preoccupato perché vicino al ponte abitava la sua bisnonna.
Il vecchio ponte era a tre arcate, quello di oggi ne ha soltanto due.
Nicoletta, Giacomo e Carlotta

Oggi, giovedì 5 aprile, siamo in otto. Durante le vacanze di Pasqua abbiamo ascoltato la registrazione di Zoe che ha intervistato Maria Teresa Mattasoglio, una signora di Scopello che abita vicino alla casa di sua nonna. E' del 1930 e ai tempi della guerra era ragazzina. Durante l'intervista, oltre alla voce di Zoe, si sentono anche altre voci: i nipoti della signora Maria Teresa: Ernestina e Fabrizio Tosi e la voce di Francesca Conti, mamma di Zoe.
Mentre eravamo a scuola è venuto a trovarci il signor Francesco Fiori, nonno di Carlotta e Giacomo. E' di Carpignano ed è nato nel 1940, quindi all'epoca dei fatti che ci racconta, aveva 4/5 anni.
Abbiamo registrato anche la sua intervista.
Incrociando le informazioni ricevute da queste interviste ci siamo resi conto che le guerre del passato in Italia non hanno coinvolto direttamente i bambini come invece succede oggi. Un tempo gli eserciti combattevano uno contro l'altro e, durante la Seconda Guerra Mondiale, furono bombardate le città. Così molti bambini detti "sfollati" vennero a frequentare le scuole qui in montagna. Gli sfollati di un tempo sono i "profughi" e "rifugiati" di oggi. Allora abbiamo deciso di chiedere ai ragazzi ospiti a Scopa in un Centro di Accoglienza, se hanno vissuto esperienze di guerra nella loro vita e se hanno voglia di incontrarci. Siccome la maestra li conosce bene, glielo chiederà lei.
Giovedì 19 aprile
Oggi siamo in due, Zoe e Anna, e sono venuti a trovarci Fadialla e Mohamed, sono due giovani africani, il primo del 1990 e il secondo del1999. Ci hanno spiegato alcuni episodi di guerra in Mali e Costa d' Avorio, i loro Paesi di origine da dove sono dovuti scappare.
Nella città dove viveva Mohamed i bambini non sapevano cosa significava la parola "PACE" e per loro vedere morire una persona era naturale; i bambini erano orfani o abbandonati dalle proprie famiglie che scappano per cercare di salvarsi la vita. Entrambi ci hanno parlato di genitori, bambini e ragazzi ogni giorno rinchiusi nelle loro case spaventati.
Nei loro paesi la guerra è condotta da bande di terroristi e infatti la gente è terrorizzata. Queste bande sono molto organizzate e ben armate, mentre lo stato non ha a disposizione armi sufficienti per contrastarli. Così la popolazione è inerme e prima di tutto i bambini.
Ci hanno parlato anche della Libia, un Paese che hanno conosciuto perché ci hanno passato del tempo durante il loro esodo verso la pace. Secondo loro la Libia è un Paese dove non c'è pace perché ci sono tre partiti che vogliono il potere e si combattono tra loro. La gente che arriva in Libia viene imprigionata e quando la prigione è piena vengono uccisi o mandati sul mare. Così è successo a loro.
Fadialla è andato a raccontare la sua esperienza nella scuola alberghiera di Varallo nel 2017 e ai ragazzi del Liceo d'Adda quest'anno.
giovedì 1 marzo 2018
Il progetto riparte
Anche quest'anno abbiamo cominciato...un po' in ritardo...ci siamo trovati giovedì 1 marzo a Scopello ma eravamo in pochi, speriamo di raccogliere qualcun altro strada facendo.
Abbiamo deciso di intervistare delle persone che abbiano vissuto durante una guerra o in periodi di guerra. Ognuno di noi proverà da solo ad ascoltare qualche compaesano o parente prima del prossimo incontro.
Ci ritroveremo il 15 marzo, sempre di giovedì dalle 14.30 alle 16.30. Intanto abbiamo trovato questa canzone su You Tube e vi consigliamo di ascoltarla. Nel mondo oggi, proprio in questo momento, una delle guerre più note è quella in Siria che va avanti da 8 anni. In questa guerra ogni giorno sono colpiti dei bambini.
https://www.youtube.com/watch?v=D0kngMUAnHk
Abbiamo deciso di intervistare delle persone che abbiano vissuto durante una guerra o in periodi di guerra. Ognuno di noi proverà da solo ad ascoltare qualche compaesano o parente prima del prossimo incontro.
Ci ritroveremo il 15 marzo, sempre di giovedì dalle 14.30 alle 16.30. Intanto abbiamo trovato questa canzone su You Tube e vi consigliamo di ascoltarla. Nel mondo oggi, proprio in questo momento, una delle guerre più note è quella in Siria che va avanti da 8 anni. In questa guerra ogni giorno sono colpiti dei bambini.
https://www.youtube.com/watch?v=D0kngMUAnHk
Carlotta, Chiara, Giacomo, Mohamed, Nicoletta, Yuri, Zoe.
lunedì 10 luglio 2017
Storia di Angelo Uffredi, Giuvanet
Il 6 maggio due ragazze della classe quinta, del nostro gruppo di lavoro, Lisa e Arianna, di loro iniziativa, sono andate a intervistare un loro compaesano, per farsi raccontare l'esperienza della Guerra. Inoltre mi hanno portato fotocopie di documenti che riguardano un loro avo, anch'esso di Scopa, fra i quali delle lettere con testimonianza di un bombardamento avvenuto nel 1943 a Civitavecchia. Si tratta di episodi che riguardano la Seconda Guerra Mondiale, quindi non attinente al tema delle nostre ricerche in occasione del Centenario della Grande Guerra, ma mi hanno fatto capire alcune cose e comunque confermato il desiderio dei ragazzi di scoprire e conoscere il passato. Di certo mi hanno confermato che l'intervista è un modo molto interessante di avvicinarsi alla storia, non solo per dei bambini, ma anche per gli adulti: ascoltare la viva voce di chi ha vissuto qualche esperienza è decisamente coinvolgente. Inoltre devo ammettere che la curiosità produce impegno e porta sempre a dei risultati. Lascio poi al tempo, alla loro crescita, al loro futuro percorso di apprendimento, insomma agli anni a venire, la capacità che acquisiranno di vagliare e interpretare in modo corretto ciò di cui verranno a conoscenza, imparando a distinguere i fatti oggettivi dai soggettivi e assumendo pian piano un senso critico e personale di fronte a ciò che ascolteranno. Dal loro lavoro spontaneo ricominceremo il lavoro progettuale il prossimo anno, discutendo e confrontandoci su temi che emergono dal racconto: la prigionia, la lontananza, ma anche i riconoscimenti, i valori, la "fortuna", i legami con la famiglia...
Inoltre ho potuto confermare a me stessa quanto le "guerre" di qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo siano tutte uguali nella loro drammaticità e nella loro capacità di sconvolgere e condizionare la vita delle persone, tanto che, nonostante la condanna di ogni forma di violenza e sopruso, e l'imperativo categorico citato anche nella nostra Costituzione di "ripudiare la guerra", questa sia parte integrante e forse inconsapevolmente sempre presente nella vita di oggi, anche se non vissuta in prima persona.
Così ho immaginato quale sarà il tema delle nostre ricerche nel progetto del prossimo anno, che continuerà se i ragazzi vorranno, coinvolgendo sempre più alunni: la ricerca dei testimoni diretti delle guerre, la trascrizione dei loro racconti in prima persona, di qualsiasi guerra si tratti. Il progetto si chiamerà "IO C'ERO". Per chi vorrà partecipare cominciano fin da ora le ricerche delle persone da intervistare. Buona estate "alunni in trincea" e a presto.
Oggi, 6 maggio, siamo andate a intervistare Angelo Uffredi di Scopa che ci ha raccontato la sua esperienza in guerra. La guerra lo ha scioccato molto.
Ci ha detto che ha passato circa due anni (22 mesi) in un campo di concentramento dove è stato preso da una commissione tedesca a fare il falegname con altre 24 persone. Angelo però di lavoro non era falegname, faceva il boscaiolo.
Con il passare del tempo i 25 falegnami poterono godere di piccoli privilegi, come la libera uscita serale.
Il 24 maggio 1945 i titolari della fabbrica dove lavoravano dissero loro: "Siete liberi" dando loro un camion per raggiungere la stazione ferroviaria. Vennero fermati a Villac dagli alleati, che li nutrirono e li rinfrescarono, poi ripresero il viaggio e arrivarono fino a Mestre. Qui di nuovo gli alleati li caricarono su un camion e li condussero a Forlì dove vennero messi in quarantena.
Con mezzi di fortuna riuscirono ad arrivare a Milano. Qui, alla stazione Centrale, si salutarono con commozione e ognuno proseguì per la sua strada.
Quando arrivò in Valsesia Angelo si presentò alla caserma dei Carabinieri di Scopa. Questi lo mandarono a Torino per una settimana per ricostruire gli eventi riguardanti il periodo della prigionia. Poi gli vennero concessi sessanta giorni di licenza e di seguito riprese servizio al battaglione mobile della Cernaia. Venne congedato il 23 dicembre 1945 (che bel regalo di Natale!).
Una volta tornato a casa Angelo riprese il suo lavoro di boscaiolo. Il 25 ottobre del 1975 un albero gli cadde addosso, per miracolo si salvò ma rimase infortunato. Non si scompose più di tanto e nel 1977 divenne imprenditore di se stesso, continuando a fare il boscaiolo fino al 1990, quando meritatamente andò in pensione.
Il 29 gennaio 2013 Angelo ha ricevuto la medaglia d'onore al merito, spettante a coloro che hanno vissuto i campi di concentramento durante il periodo bellico.
Inoltre ho potuto confermare a me stessa quanto le "guerre" di qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo siano tutte uguali nella loro drammaticità e nella loro capacità di sconvolgere e condizionare la vita delle persone, tanto che, nonostante la condanna di ogni forma di violenza e sopruso, e l'imperativo categorico citato anche nella nostra Costituzione di "ripudiare la guerra", questa sia parte integrante e forse inconsapevolmente sempre presente nella vita di oggi, anche se non vissuta in prima persona.
Così ho immaginato quale sarà il tema delle nostre ricerche nel progetto del prossimo anno, che continuerà se i ragazzi vorranno, coinvolgendo sempre più alunni: la ricerca dei testimoni diretti delle guerre, la trascrizione dei loro racconti in prima persona, di qualsiasi guerra si tratti. Il progetto si chiamerà "IO C'ERO". Per chi vorrà partecipare cominciano fin da ora le ricerche delle persone da intervistare. Buona estate "alunni in trincea" e a presto.
Oggi, 6 maggio, siamo andate a intervistare Angelo Uffredi di Scopa che ci ha raccontato la sua esperienza in guerra. La guerra lo ha scioccato molto.
Ci ha detto che ha passato circa due anni (22 mesi) in un campo di concentramento dove è stato preso da una commissione tedesca a fare il falegname con altre 24 persone. Angelo però di lavoro non era falegname, faceva il boscaiolo.
Con il passare del tempo i 25 falegnami poterono godere di piccoli privilegi, come la libera uscita serale.
Il 24 maggio 1945 i titolari della fabbrica dove lavoravano dissero loro: "Siete liberi" dando loro un camion per raggiungere la stazione ferroviaria. Vennero fermati a Villac dagli alleati, che li nutrirono e li rinfrescarono, poi ripresero il viaggio e arrivarono fino a Mestre. Qui di nuovo gli alleati li caricarono su un camion e li condussero a Forlì dove vennero messi in quarantena.
Con mezzi di fortuna riuscirono ad arrivare a Milano. Qui, alla stazione Centrale, si salutarono con commozione e ognuno proseguì per la sua strada.
Quando arrivò in Valsesia Angelo si presentò alla caserma dei Carabinieri di Scopa. Questi lo mandarono a Torino per una settimana per ricostruire gli eventi riguardanti il periodo della prigionia. Poi gli vennero concessi sessanta giorni di licenza e di seguito riprese servizio al battaglione mobile della Cernaia. Venne congedato il 23 dicembre 1945 (che bel regalo di Natale!).
Una volta tornato a casa Angelo riprese il suo lavoro di boscaiolo. Il 25 ottobre del 1975 un albero gli cadde addosso, per miracolo si salvò ma rimase infortunato. Non si scompose più di tanto e nel 1977 divenne imprenditore di se stesso, continuando a fare il boscaiolo fino al 1990, quando meritatamente andò in pensione.
Il 29 gennaio 2013 Angelo ha ricevuto la medaglia d'onore al merito, spettante a coloro che hanno vissuto i campi di concentramento durante il periodo bellico.
Ricerca di Lisa e Arianna
Trascrizione di parti di lettere inviate da Umberto Topini alla moglie Mariuccia
Roma, 16 maggio 1943
(...)Venerdì alle tre e mezza, dopo pranzo, hanno dato l'allarme. Più di 40 apparecchi hanno bombardato il porto e la città di Civitavecchia, che è circa settanta km di qui, mentre una divisione di soldati stava per imbarcarsi. Poche ore dopo, parecchie centinaia di vigili, e questo a turni, partivano da Roma per andare sul posto a spegnere gli incendi ed a scavare feriti e morti che sono in numero assai rilevante. Io ero pure nella lista di partire, poi siccome ero di guardia in quel momento, ne hanno mandato un altro al mio posto. Pensavo di essere dentro oggi in un'altra partenza, ma nemmeno, questo perché sono libero, ma alla prossima, sarà facile che ci nadrò pure io. Continuano sempre a scavare, il porto è distrutto, poi se sentissi cosa (rac)contano!
Roma, 1-8-43
(...)Non ti ho ancora detto che nel bombardamento di Roma in tre ore hanno buttato giù 7000 quintali di esplosivi, figurati, le vittime ammontano a 7000 pure! (...)
giovedì 18 maggio 2017
Visita all'Istituto storico di Varallo.
Giovedì 5 aprile 2017 siamo andati all'Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea di Varallo , a intervistare il direttore dell'istituto, Enrico Pagano. In realtà non abbiamo fatto una vera e propria intervista perché è stato lui a parlarci di molte cose.
L'Istituto pubblica una rivista semestrale intitolata "L'impegno". Nell'ultimo numero, uscito a dicembre 2016, c'è un articolo scritto da Mauro Borri Brunetto: "Il prezzo della vittoria. I caduti della Grande Guerra nell'Albo d'oro della provincia di Novara".
Vi si legge che i caduti della provincia di Novara, a cui apparteneva la Valsesia nel circondario di Varallo, iscritti nell'albo dei Caduti che redisse l'Italia negli anni successivi alla fine della guerra, furono 11.859. Però abbiamo capito che è veramente difficile scrivere un numero certo quando si tratta di questa Guerra. Di questo numero non fanno parte tutti coloro che morirono per fucilazione, né quelli morti in carcere per reati commessi durante il servizio militare, né i disertori. Se sono stati fatti tutti i monumenti al milite ignoto che ci sono in Italia, c'è da pensare che chissà quanti sono coloro che sono partiti e non sono più tornati, visto che tanti caduti non sono mai stati identificati.
Il numero dei morti del circondario di Varallo fu 560, quasi tutti appartenenti al quarto reggimento alpini. Il maggior numero di caduti della nostra provincia si ebbe proprio esattamente 100 anni fa nel maggio 1917, durante la X battaglia del Isonzo; vi persero la vita più di 550 soldati.
Il professor Pagano ci ha mostrato anche dei cimeli che sono stati donati all'istituto per la loro conservazione.


Martedì scorso abbiamo presentato il blog ai ragazzi della classe terza della scuola di Balmuccia durante la giornata della continuità, visto che loro hanno proprio studiato la Prima Guerra Mondiale in storia. sono anche andati in gita nei luoghi della Grande Guerra in Trentino, visitando le trincee e ce lo hanno raccontato. All'incontro hanno anche assistito le professoresseMalgaroli e Tommarello, della scuola di Balmuccia.
Con questo post si conclude il nostro lavoro per quest'anno.
Arianna: "Per me questo blog mi ha aiutato ad imparare cose nuove e a capire cosa significa "GUERRA".La cosa che mi dispiace è che sono finiti gli incontri".
Adele: "Per me il blog di quest'anno è stato interessante. La cosa che mi dispiace è che è finito.
Yuri: "La cosa più positiva è ritrovarsi tutti insieme fuori da scuola. La cosa che mi dispiace è che sia finito."
Simone: "Questo lavoro mi è piaciuto molto soprattutto perché ho imparato cose nuove. La cosa che non mi è piaciuta è che ci sono stati pochi incontri."
Alberto: "E' stato bello questo anno perché eravamo due classi e perché si imparano sempre cose nuove; però non abbiamo fatto molto come l'anno scorso perché non abbiamo fatto molti incontri".
Pietro: "Questo lavoro mi è piaciuto molto perché ho imparato cose nuove sulla guerra, peccato che non ci siano stati molti incontri; l'anno prossimo verrò di nuovo per imparare cose nuove."
Carlotta: "Io sono venuta perché mi piace studiare la Prima Guerra Mondiale."
Lisa: "Mi è piaciuto perché adesso capisco meglio i racconti di mia mamma su mia nonna. Non mi è piaciuto il giorno della continuità perché quelli di terza media non ascoltavano tanto."
Mohamed: "A me è piaciuto molto perché mi piace studiare la Prima Guerra Mondiale. E' bello anche vedere che ci possono vedere persone da tutto il mondo, tipo il Canada."
Il numero dei morti del circondario di Varallo fu 560, quasi tutti appartenenti al quarto reggimento alpini. Il maggior numero di caduti della nostra provincia si ebbe proprio esattamente 100 anni fa nel maggio 1917, durante la X battaglia del Isonzo; vi persero la vita più di 550 soldati.Il professor Pagano ci ha mostrato anche dei cimeli che sono stati donati all'istituto per la loro conservazione.


Con questo post si conclude il nostro lavoro per quest'anno.
Riflessioni personali rispetto al progetto
Arianna: "Per me questo blog mi ha aiutato ad imparare cose nuove e a capire cosa significa "GUERRA".La cosa che mi dispiace è che sono finiti gli incontri".
Adele: "Per me il blog di quest'anno è stato interessante. La cosa che mi dispiace è che è finito.
Yuri: "La cosa più positiva è ritrovarsi tutti insieme fuori da scuola. La cosa che mi dispiace è che sia finito."
Simone: "Questo lavoro mi è piaciuto molto soprattutto perché ho imparato cose nuove. La cosa che non mi è piaciuta è che ci sono stati pochi incontri."
Alberto: "E' stato bello questo anno perché eravamo due classi e perché si imparano sempre cose nuove; però non abbiamo fatto molto come l'anno scorso perché non abbiamo fatto molti incontri".
Pietro: "Questo lavoro mi è piaciuto molto perché ho imparato cose nuove sulla guerra, peccato che non ci siano stati molti incontri; l'anno prossimo verrò di nuovo per imparare cose nuove."
Carlotta: "Io sono venuta perché mi piace studiare la Prima Guerra Mondiale."
Lisa: "Mi è piaciuto perché adesso capisco meglio i racconti di mia mamma su mia nonna. Non mi è piaciuto il giorno della continuità perché quelli di terza media non ascoltavano tanto."
Mohamed: "A me è piaciuto molto perché mi piace studiare la Prima Guerra Mondiale. E' bello anche vedere che ci possono vedere persone da tutto il mondo, tipo il Canada."
giovedì 16 marzo 2017
UNA GIORNATA IN ARCHIVIO
Giovedì 16 febbraio siamo andati all'Archivio di Stato di Varallo in cerca di documenti risalenti al periodo di guerra. Abbiamo consultato tre faldoni o mazzi: uno del comune di Piode, uno del comune di Pila, uno del comune di Scopello. La maestra ci ha fatto trovare questi faldoni perché abbiamo concentrato le nostre ricerche sui paesi da cui noi proveniamo che sono Scopa, Scopello, Pila, Piode e Campertogno. Abbiamo trovato alcuni documenti interessanti: telegrammi e lettere di comunicazione di morti al fronte, registri di leva, cartoline dei soldati, volantini di propaganda. Abbiamo fotografato, fotocopiato e preso appunti direttamente dalle fonti. Eravamo dodici piccoli ricercatori.

Tornati a scuola, il giovedì successivo, ci siamo divisi in piccoli gruppi e abbiamo trascritto alcuni dei documenti raccolti. Abbiamo lavorato da soli in classi diverse. Per tutti il lavoro più difficile è stato decifrare la scrittura nei documenti. Si trattava di telegrammi o comunicazioni di avvenuto decesso dei soldati. Il lavoro è difficile perchP i documenti sono scritti a mano e la calligrafia è diversa da quella che usiamo noi, e anche l'italiano. In tutto abbiamo trovato e trascritto nove documenti attestanti la morte di soldati di Scopello e Pila. Abbiamo notato che questi paesi, negli anni della Guerra, erano sotto la provincia di Novara, diversamente da oggi, in cui siamo sotto la provincia di Vercelli.Dopo la trascrizione, il giovedì successivo ancora, siamo andati a verificare al Monumento dei Caduti la corrispondenza dei nomi e tre nomi non corrispondevano: Galletti Enrico, Croso Attilio e Corda Federico, pur comparendo sui documenti, non ci sono sul Monumento. Ci sono altre persone con lo stesso cognome, ma nome differente. Secondo noi questo fa pensare che non ci siano tutti i nomi dei Caduti scritti sui Monumenti, che qualche nome sia riportato su un altro Monumento o che addirittura non si siano trovati davvero tutti i Caduti della Grande Guerra.
Cinque risultano caduti nel 1916, tre nel 1917 e uno nel 1919. Sette sono morti sul campo o in ospedale per ferite conseguenti al combattimento e due per malattia. Il più giovane aveva 21 anni, un altro 23, un altro 26, poi due 30 anni, uno di 34, uno di 35 e uno di 37 anni.
In Archivio abbiamo anche trovato i registri di leva del Comune di Piode, ma non di tutti gli anni. Su questo registro si scrivevano i nomi dei maschi del paese che dovevano andare a fare il militare. Purtroppo durante la Guerra vennero chiamati anche giovani che non avevano ancora compiuto 20 anni.
Abbiamo anche trovato delle interessanti cartoline che i soldati al fronte spedivano a un Comitato di Varallo che raccoglieva indumenti caldi da mandare al fronte. Erano le donne a casa a fare questi indumenti. Le cartoline venivano spedite dai soldati per ringraziare il Comitato varallese. Un soldato scriveva: "Finalmente dopo molto tempo vengo a ricevere il pacco che il comitato ha ben voluto spedirmi contenente due paia di calze, un passamontagna, il libretto del soldato con dentro una medaglia di ricordo di Varallo. Vi raccomando di ringraziare molto codesto comitato per ciò che mi sarà molto utile nelle notti che io faccio servizio (...)

Ci sarebbe piaciuto trovare documenti sui soldati che avevamo già studiato l'anno scorso o interpretato nel teatro. A dir la verità ci aspettavamo di trovare più documenti di una cosa così importante come una Guerra, invece non c'era tanto da guardare. Praticamente in un'ora e mezza siamo riusciti a vedere tutto quello che c'era nei faldoni che ci hanno messo a disposizione. Bisogna dire però che i documenti del Comune di Scopa sono conservati a Scopa e quindi non li abbiamo potuti trovare a Varallo. Molti documenti dei Comuni di quegli anni, quindi, sono andati perduti.
La prossima volta andremo a visitare l'Istituto Storico per la Resistenza delle Provincie di Biella e Vercelli, che ha sede a Varallo e speriamo di trovare nuova documentazione o altro materiale.
Aspettiamo domande e richieste sui documenti e speriamo di riuscire a rispondere alle vostre curiosità.
16 Marzo 2017
Marco, Arianna, Loris, Alberto, Mohamed, Pietro, Simone, Adele, Carlotta, Chiara.
giovedì 16 febbraio 2017
La Prima Guerra Mondiale nel nostro teatro
I ragazzi di Quinta di quest'anno che partecipano al progetto, l'anno scorso hanno costruito e messo in scena uno spettacolo a sfondo religioso, in occasione della celebrazione della Prima Comunione. E' una tradizione della scuola che si protrae da alcuni anni.
Il primo atto della loro recita era ambientato ai tempi della Prima Guerra Mondiale, vissuti da una famiglia valsesiana. In questi giorni hanno ricercato il testo teatrale e l'anno arricchito con dei disegni. Infatti non sono riusciti a trovare le belle scenografie dipinte lo scorso anno. Ma la ricerca continua...Ecco a voi il testo integrale del primo atto. Maestra Marta
Il primo atto della loro recita era ambientato ai tempi della Prima Guerra Mondiale, vissuti da una famiglia valsesiana. In questi giorni hanno ricercato il testo teatrale e l'anno arricchito con dei disegni. Infatti non sono riusciti a trovare le belle scenografie dipinte lo scorso anno. Ma la ricerca continua...Ecco a voi il testo integrale del primo atto. Maestra Marta
SCOPELLO - CENTRO POLIFUNZIONALE
Maggio 2016
LA DEVOZIONE A MARIA
Atto primo
Personaggi e interpreti:
Maddalena (bambina) Adele
Caterina (sorella maggiore) Arianna
Giovanni (fratello) Simone
Mamma Chiara
Nonna Lisa
Papà Pietro
Commilitone al fronte Simone
La scena si apre su Maddalena che canta una ninna nanna con una bambola in braccio.
https://drive.google.com/file/d/0B8Vt97Dt296wcUczRzFTN1BOdENMU3RRaUxQTDNmVTNFb3Qw/view?usp=sharing
https://drive.google.com/file/d/0B8Vt97Dt296wcUczRzFTN1BOdENMU3RRaUxQTDNmVTNFb3Qw/view?usp=sharing
Mad: "Ninna nanna, la mia pitta fa la nanna..."
Entrano i due fratelli che le strappano dalle mani la bambola e iniziano a lanciarsela come una palla.
Mad: (piangendo) "Ridatemi la mia poppa, è un regalo! Me la sono guadagnata! Me l'ha regalata una bambina che è venuta qui in villeggiatura, in cambio di un secchiellino pieno di mirtilli!"
Cat: "Ma piantala! non darti tutte queste arie per una bambola!"
Entra la nonna.
Non: "Smettetela! Comportatevi bene! Da quando vostro padre è in guerra in questa casa non ci sono più regole!
Entra la mamma.
Mam: "Perchè siete così arrabbiata madre?...Cosa sta succedendo?
Non: "Questi tre lazzaroni continuano a litigare! Non otterrai nulla di buono da loro...cerca di avere più polso!" Adesso che tuo marito è lontano devi farti rispettare! Sei tu che devi prendere il comando di questa casa!"
Mam: "Madre, io sono troppo giù di morale, non faccio altro che pensare al mio Giacomo. Se non dovesse più ritornare dalla guerra...? Che ne sarà di noi?! Sono due mesi che non ho più sue notizie. Sto molto male e non ho più voglia di far niente."
Non: "Mi rendo conto che non ti occupi più di nulla... se non ci fossi io a badare alle bestie, a cucinare, a lavare... qui tutto andrebbe in malora! Ma ti rendi conto che ho quasi ottant'anni e sono io che mando avanti la baracca?!"
Mam: (piangendo disperata) Madre.. se non ci foste voi...
Non: "Su dai...non perderti d'animo. Sai cosa possiamo fare? Dobbiamo pregare la Madonna delle Pietre Grosse; per nove sere andremo davanti alla nostra Chiesa delle Pietre Grosse a recitare il Rosario. Vedrai che la Madonna ci aiuterà e avremo presto notizie del nostro Giacomo.
Mam: "Si madre! Facciamo come dite voi. Caterina, Giovanni, Maddalena venite che andiamo a dormire."
Mad: "Mamma, ho sentito che tu e la nonna andrete a pregare, vogliamo venire anche noi... e stai tranquilla vedrai che il papà tornerà e quest'estate andremo tutti insieme a Meggiana, all'alpe...e al sabato, quando il papà salirà a trovarci, rifaremo quelle belle cantate fuori dal casone!"
Mam: "Speriamo speriamo in bene" E adesso però tutti a dormire che si è fatto tardi."
Tutti escono.
Canzone "Era una notte che pioveva".
https://drive.google.com/file/d/0B8Vt97Dt296wUEQxYTBBWEVHeEtKc1FxODRlSVJjb1FyWno4/view?usp=sharing
La scena cambia e si va sul fronte con uno sfondo nuovo. Il papà è di sentinella.
Canzone "Era una notte che pioveva".
https://drive.google.com/file/d/0B8Vt97Dt296wUEQxYTBBWEVHeEtKc1FxODRlSVJjb1FyWno4/view?usp=sharing
La scena cambia e si va sul fronte con uno sfondo nuovo. Il papà è di sentinella.
Voce: "Sentinella all'erta!"
Papà: "All'erta io sto! Parola d'ordine?"
Si sente una fucilata.
Com: "Dai cuscrit! Raccogli tutte le tue forze, andiamo al riparo in trincea" (mentre lo aiuta ad alzarsi continua) "Presto...chiamate il medico! C'è un ferito grave!"
Contemporaneamente a Piode...
Mam: "Madre, sono sconvolta! Ho fatto un brutto sogno. Ho sognato che il mio Giacomo veniva ferito da una fucilata!"
Entra il postino con un telegramma.
Mam: "Guardate madre...un telegramma dal fornte. Oh povera, me, povera me... Giacomo è stato ferito ed è in gravi condizioni! Madre, io devo partire...devo raggiungere il mio sposo!"
Bambini: "Veniamo anche noi!"
Non: "Ma cosa ti viene in mente?! Non sei mai andata oltre Varallo e adesso dove pensi di andare? ...A cercarlo!? Sul telegramma non c'è nemmeno scritto dove è stato ferito! Prima di prendere una decisione, terminiamo la nostra Novena. Io nutro molta fiducia nella Madonna delle Pietre Grosse."
Mentre stanno pregando, l'ultimo giorno della loro Novena, vedono da lontano il padre avvicinarsi.
I bambini corrono incontro al padre e lo abbracciano.
Bambini: "Padre, padre..."
Mam: "Come stai? Cosa ti è successo? Eravamo tutti in pena per te..."
Papà: "Sono stato ferito mentre ero di sentinella. Sono stato in coma due giorni e quando mi sono risvegliato mi sono ricordato di aver sognato la Chiesetta delle Pietre Grosse e davanti c'erano delle donne che pregavano."
Mad: "Papà, papà eravamo noi che pregavamo per il tuo ritorno!"
Cat: "La Madonna delle Pietre Grosse ci ha fatto il miracolo e la nostra famiglia è di nuovo riunita!"
Papà: "Ho anche una bella notizia da darvi: a causa di questo incidente mi hanno congedato e quindi ...non dovrò più tornare in guerra!"
Mad: "Avevo ragione mamma! ...Quest'estate andremo di nuovo tutti insieme a Meggiana!"
https://drive.google.com/file/d/0B8Vt97Dt296wdnVlcXJhdnZrdEpZeUFOWUlndFJYUTlMQjFR/view?usp=sharing
Bambini: "Padre, padre..."
Mam: "Come stai? Cosa ti è successo? Eravamo tutti in pena per te..."
Papà: "Sono stato ferito mentre ero di sentinella. Sono stato in coma due giorni e quando mi sono risvegliato mi sono ricordato di aver sognato la Chiesetta delle Pietre Grosse e davanti c'erano delle donne che pregavano."
Mad: "Papà, papà eravamo noi che pregavamo per il tuo ritorno!"
Cat: "La Madonna delle Pietre Grosse ci ha fatto il miracolo e la nostra famiglia è di nuovo riunita!"
Papà: "Ho anche una bella notizia da darvi: a causa di questo incidente mi hanno congedato e quindi ...non dovrò più tornare in guerra!"
Mad: "Avevo ragione mamma! ...Quest'estate andremo di nuovo tutti insieme a Meggiana!"
https://drive.google.com/file/d/0B8Vt97Dt296wdnVlcXJhdnZrdEpZeUFOWUlndFJYUTlMQjFR/view?usp=sharing
F i n e
sabato 24 settembre 2016
il teatro di fine anno
"1916/2016, 100 ANNI IN 1 SERA"
La sera di mercoledì 7 giugno 2016, a fine anno scolastico, abbiamo presentato al Teatro di Balmuccia, il nostro spettacolo teatrale. Lo abbiamo costruito in classe tutti insieme. La recita si divideva in tre atti: il primo ambientato ai tempi della Prima Guerra Mondiale con la vicenda di un bambino che in guerra perde il fratello più grande, il secondo raccontava tre storie dei nostri tempi con i bambini soldato, i bambini profughi e i bambini lavoratori; il terzo atto invece parlava di noi, bambini fortunati.
PRIMO ATTO
La storia è ambientata negli anni tra il 1915, con l'entrata in guerra dell'Austria e il 1918, quando la guerra si è conclusa. La vicenda narra della partenza da casa di un soldato di Valle Mosso nel Biellese, che saluta mamma e fratello minore; alla stazione del treno incontra un altro soldato valsesiano, di Scopello e in Trentino altri nuovi compagni di trincea, i soldati di un battaglione che ha combattuto sul Monte Ortigara. I soldati provengono da diverse parti dell'Italia e parlano i dialetti della loro terra, ma al fronte imparano l'italiano e diventano tutti amici. Ci sono due valsesiani, il tenente di Varallo e un soldato semplice scopellese, un biellese, un trentino, un siciliano, un napoletano, il medico milanese, un'infermiera del novarese. Il soldato protagonista muore proprio nella battaglia dell'Ortigara e l'atto si chiude con un monologo del fratello minore, un bambino, che non lo scorderà mai. Tutti i bambini hanno recitato con le lingue della terra che rappresentavano. Per la scrittura del testo ci hanno aiutato la maestra Elena Brando per il siciliano, i nonni di Loris, Marcello e Carlotta per i dialetti di Valle Mosso, Scopello e Carpignano, il professor Salvatore della Scuola Secondaria di 1° Grado di Balmuccia, per il dialetto napoletano, due professori di Vicenza per il dialetto dell'altipiano di Asiago.
Qui potete vedere alcuni video della recita: copiate il link e aprite.
"Dialogo fra due Trentini dell'altipiano di Asiago"
https://drive.google.com/open?id=0B3lGBvNMqFm8MDBlU3JTX0VvWms
"Vita in trincea e morte del soldato"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8Smc5VDM4N29RcG8/view?usp=sharing
"Seconda strofa della canzone Tapum"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8anFvRVoydUpTd0E/view?usp=sharing
"Canzone la tradotta"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8LU1XSGJjX0gyRWM/view?usp=sharing
"Dialogo fra tenente e soldato per riportare a casa oggetti personali del soldato caduto"
https://drive.google.com/drive/folders/0B3lGBvNMqFm8enVET181X1F6dTQ
"Consegna degli oggetti personali e monologo fratello minore del soldato caduto"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8R3Q3TWNtRGRZLWs/view?usp=sharing
"1918 la guerra è finita"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8UXE4a2dFbThOdHc/view?usp=sharing
Qui potete vedere alcuni video della recita: copiate il link e aprite.
"Dialogo fra due Trentini dell'altipiano di Asiago"
https://drive.google.com/open?id=0B3lGBvNMqFm8MDBlU3JTX0VvWms
"Vita in trincea e morte del soldato"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8Smc5VDM4N29RcG8/view?usp=sharing
"Seconda strofa della canzone Tapum"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8anFvRVoydUpTd0E/view?usp=sharing
"Canzone la tradotta"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8LU1XSGJjX0gyRWM/view?usp=sharing
"Dialogo fra tenente e soldato per riportare a casa oggetti personali del soldato caduto"
https://drive.google.com/drive/folders/0B3lGBvNMqFm8enVET181X1F6dTQ
"Consegna degli oggetti personali e monologo fratello minore del soldato caduto"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8R3Q3TWNtRGRZLWs/view?usp=sharing
"1918 la guerra è finita"
https://drive.google.com/file/d/0B3lGBvNMqFm8UXE4a2dFbThOdHc/view?usp=sharing
SECONDO ATTO
La storia è ambientata ai giorni nostri con tre scene in cui recitano tutti i bambini divisi in tre gruppi. Sono storie di bambini che sono direttamente protagonisti della guerra o vittime incolpevoli delle guerre dei grandi o della loro crudeltà.
"I bambini soldato"
"I bambini profughi"
"I bambini lavoratori"
TERZO ATTO
Qui i bambini presentano loro stessi, bambini fortunati che vivono in un Paese in pace. Lo fanno con una canzone rap, con un breve racconto della loro vita scolastica e con un balletto finale.
"Noi bambini fortunati"
"Ballo finale"
Emozioni personali
All'inizio della recita avevo un po' il batticuore perché credevo di non riuscire a dire tutte le parole, però quando si è aperto il sipario ho detto: "Vai, ce la posso fare!" Sono entrato, ho parlato un po' e poi era come parlare in classe, non avevo più niente. Questo teatro mi è piaciuto tantissimo perché abbiamo recitato con voglia. Leo
Eravamo tutti emozionati, io compreso. Quando sono entrato la prima volta ho notato che avevo le luci negli occhi e questo mi impediva di vedere le persone e quindi ero più tranquillo, però lo sapevo che dietro quei riflettori c'era gente e quindi non ero sicurissimo, però mi sono lasciato andare lo stesso. Avevo un po' di vergogna, però siamo andati tutti bene. I primi 5 minuti mi tremavano un po' le ginocchia. Nonostante un po' di vergogna è stato molto, molto, molto bello. Yuri
Quando sono entrato in scena mi tremavano le ginocchia e avevo il batticuore forte, però quando ho recitato le prime 4 battute, mi è passato e sembrava di fare le prove. Marci
Durante il teatro di fine anno ho avuto molte sensazioni: batticuore, tremarella, mi scappava la pipì ogni due secondi, avevo l'impressione di sbagliare e che non mi uscissero le parole, ma nonostante tutto il teatro è stato molto bello. Marco
Ieri sera abbiamo fatto il teatro, ma prima abbiamo mangiato nel ristorante vicino e quando siamo usciti diluviava. Arrivati al teatro, non abbiamo più fatto prove, perchè c'era già gente, ma lo spettacolo è venuto benissimo e ci dicono che siamo stati bravissimi ancora adesso. Lorenzo e Carlotta
Tutti e due avevamo il batticuore e appena entrato sul palco mit remavano le gambe. Dietro le quinte rimanevo zitto e avevo gli occhi chiusi per stare concentrato e non parlare. Moha e Loris
All'inizio ero molto emozionato, contento e dispiaciuto alla fine della recita perché era troppo bello e sarei andato avanti ancora a recitare. Ho pensato che le parti le sapevamo e quindi dovevo andare per forza bene, e così mi sono calmato. Alberto
L'emozione che hanno dato a me questi ragazzi, sarà difficile da riprovare. Pur avendo provato tante volte le scene, in veste di suggeritrice, dietro le quinte, ci sono stati momenti in cui ho avvertito un nodo alla gola, tanta era l'intensità con cui hanno rappresentato il testo che insieme abbiamo costruito. Ho sempre creduto che il teatro sia una forma di insegnamento molto efficace, ma arrivare a non avere parole, a comprendere ancora una volta che spesso SONO I BAMBINI CHE INSEGNANO A NOI, è qualcosa che difficilmente si riesce a spiegare ma che auguro a tutti di provare.
Grazie ragazzi, sarete sempre nel mio cuore. La vostra maestra Marta
L'emozione che hanno dato a me questi ragazzi, sarà difficile da riprovare. Pur avendo provato tante volte le scene, in veste di suggeritrice, dietro le quinte, ci sono stati momenti in cui ho avvertito un nodo alla gola, tanta era l'intensità con cui hanno rappresentato il testo che insieme abbiamo costruito. Ho sempre creduto che il teatro sia una forma di insegnamento molto efficace, ma arrivare a non avere parole, a comprendere ancora una volta che spesso SONO I BAMBINI CHE INSEGNANO A NOI, è qualcosa che difficilmente si riesce a spiegare ma che auguro a tutti di provare.
Grazie ragazzi, sarete sempre nel mio cuore. La vostra maestra Marta
lunedì 30 maggio 2016
Bambini e guerra nell'arte
Durante l'anno tutte le scuole del nostro Istituto hanno lavorato sul tema dell'ARTE e anche noi ci abbiamo provato: abbiamo unito il tema di questo lavoro di storia al tema dell'Istituto. Una volta siamo anche andati su internet e digitando "bambini e guerra nell'arte" e abbiamo trovato dei siti molto interessanti con opere d'arte e poesie. Adesso, a conclusione del lavoro, pubblichiamo le nostre opere.
![]() |
| Bambini naufraghi |
Le guerre iniziano dalle risse
poi diventano fisse!
I bambini vengono sfruttati
mentre dovrebbero giocare nei prati.
Marcello
Ci sono tre bambini
che pensano alla guerra:
che pensano alla guerra:
e con una dura addizione
esprimono il loro atroce dolore.
Marco
Quando un ragazzo vede morire
lui dice "basta soffrire".
Pensa di essere forte col fucile
ma quando si guarda allo specchio
vede un bambino infelice:
senza libertà di gioco,
vuole andare via da là.
Loris
Bambini in guerra,
da vedere spaventosi,
gli adulti li hanno resi
bellicosi.
Ormai si sono ossessionati,
al posto di giocare in mezzo ai prati.
Mohamed
Bambino dentro,
una piccola casina
carina carina
bombardata da un aereo
che crea un putiferio.
Alberto
Mai più guerre perché non sono belle,
proteggete i bambini,
ancor più i piccolini.
Bombardamenti, colpi di fucile
basta tutto questo,
mettiamo fine al contesto,
soldati preparati a morire,
ma poveri
neanche a sentire la voce dei loro cari,
loro magari,
pensando se moriranno o vivranno,
ma come vivere...,
per fare una vita no, un inferno,
morire per niente,
dopo un anno,
non ce la fanno,
loro non sanno,
è solo il primo anno. Yuri
La guerra è brutta e uccide tutti,
e nelle famiglie ci sono i lutti.
La guerra è brutta e distrugge il mondo,
e porta la gente nel buio profondo.
La guerra è brutta,
la guerra è il male,
per i bambini è un gioco mortale.
Leonardo
Abbasso le guerre. Carlotta
Le fiamme Lorenzo
Marco
![]() |
| Bambino davanti alla morte |
Quando un ragazzo vede morire
lui dice "basta soffrire".
Pensa di essere forte col fucile
ma quando si guarda allo specchio
vede un bambino infelice:
senza libertà di gioco,
vuole andare via da là.
Loris
Bambini in guerra,
da vedere spaventosi,
gli adulti li hanno resi
bellicosi.
Ormai si sono ossessionati,
al posto di giocare in mezzo ai prati.
Mohamed
![]() |
| Bambini nel terrore |
Bambino dentro,
una piccola casina
carina carina
bombardata da un aereo
che crea un putiferio.
Alberto
Mai più guerre perché non sono belle,
proteggete i bambini,
ancor più i piccolini.
Bombardamenti, colpi di fucile
basta tutto questo,
mettiamo fine al contesto,
soldati preparati a morire,
ma poveri
neanche a sentire la voce dei loro cari,
loro magari,
pensando se moriranno o vivranno,
ma come vivere...,
per fare una vita no, un inferno,
morire per niente,
dopo un anno,
non ce la fanno,
loro non sanno,è solo il primo anno. Yuri
La guerra è brutta e uccide tutti,
e nelle famiglie ci sono i lutti.
La guerra è brutta e distrugge il mondo,
e porta la gente nel buio profondo.
La guerra è brutta,
la guerra è il male,
per i bambini è un gioco mortale.
Leonardo
Abbasso le guerre. Carlotta
Le fiamme Lorenzo
venerdì 6 maggio 2016
L'esperienza in trincea
E' finita l'esperienza della trincea, perché abbiamo terminato la lettura del libro che il Tenente Tancredi Rossi leggeva alla sera ai suoi soldati. Così ognuno di noi ha provato a raccontare l'esperienza. Questa volta abbiamo scelto di pubblicare integralmente i testi di tutti.
Per tutto l’anno, ogni mercoledì, abbiamo finto di essere soldati della Prima Guerra Mondiale, che dopo le battaglie, andavano a riposare e a farsi leggere un libro, visto che la maggior parte di essi era analfabeta. Il loro tenente, in questo caso la maestra, si chiamava Mario Tancredi Rossi, ed era uno dei pochi a essere andato a scuola. Nella nostra classe abbiamo un cartellone con dei nomi di lavori associati ai nomi di noi alunni e ogni settimana vengono scambiati di posto. Chi a scuola è il metereologo in guerra era la vedetta, chi è l’aiutante in guerra era l’attendente, invece chi è l’aprifila era il caporale. La vedetta andava in trincea con il binocolo, l‘attendente con lo zaino che conteneva il libro da leggere. Noi siamo andati in trincea più o meno venti volte, anche con pioggia o neve. Abbiamo passato tre stagioni: autunno, inverno e primavera. Quando è finito di piovere siamo andati in trincea, io sono caduto ma fortunatamente c’era Yuri che mi ha sostenuto.
Quest’ anno, da novembre ad aprile, siamo andati in “ trincea” cioè su una
montagnetta: se era bello il tempo stavamo
fuori, altrimenti dentro una casetta.
Durante l’esperienza abbiamo letto “Il viaggio di Ulisse”.
Siamo andati in tre
stagioni diverse: autunno, inverno e primavera. Ci è anche capitato di andare
con la neve ed è stata una bella avventura ed esperienza.
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| Noi che scendiamo per andare in trincea |
A me personalmente è piaciuto perché fingere di essere soldati è stato emozionante. Loris
Quest’ anno, da novembre ad aprile, siamo andati in “ trincea” cioè su una
montagnetta: se era bello il tempo stavamo
fuori, altrimenti dentro una casetta.
Durante l’esperienza abbiamo letto “Il viaggio di Ulisse”.
Andavamo il mercoledì e per noi c’erano anche dei ruoli: caporale, vedetta e attendente.
Il caporale guidava la squadra, l’attendente
portava lo zaino che conteneva la coperta e il libro e stava ultimo vicino al
tenete Mario Tancredi Rossi, cioè la maestra; la vedetta invece, arrivata in
cima alla montagnetta, estraeva il binocolo e guardava se era tutto tranquillo.
Un mercoledì che pioveva, siamo andati nella casetta a leggere e abbiamo visto
che gocciolava acqua dal tetto; allora siamo usciti, abbiamo trovato un
telo di plastica e abbiamo tappato il buco.
Andare in trincea è stato
bello perché era interessante. Marcello
La trincea è un posto scavato sotto terra per riparare i soldati della Prima Guerra Mondiale dai colpi di cannone, colpi aerei e corpo a corpo. Da novembre fino a quasi fine aprile, abbiamo avuto tutti ruoli diversi che usavano anche i soldati: il caporale era l’aprifila, l'attendente l’aiutante, il segretario di classe era il fotografo e il metereologo della settimana faceva la sentinella. Siamo stati tre stagioni: autunno, inverno e primavera. La mia stagione preferita per andare in trincea è stato l’inverno, perché quando salivamo la montagna avevamo le gambe sotterrate dalla neve e certi miei compagni, come ad esempio Carlotta e Marcello, sono caduti più volte e anche Leonardo, una volta, si è tuffato in mezzo metro di neve.
Io da una parte avrei voluto fare il soldato e dall’altra parte no. Volevo fare il soldato perché avrei voluto sentire come si stava lì in trincea e non volevo perché non mi piace vedere le persone tutte dissanguate che muoiono davanti a me; però quest’anno l’ho provata e mi è piaciuta tantissimo, anche perché non c’era nessuno oltre a noi e nessuno è morto. Ci siamo scelti dei nomi apposta per onorare i caduti della Prima Guerra Mondiale, ognuno dal monumento del proprio paese. Mohamed
Abbiamo fatto questa esperienza da novembre ad
aprile, e abbiamo avuto i tempi di ben tre stagioni diverse: l’autunno,
l’inverno e la primavera, con la neve, la pioggia e il sole. Le difficoltà che abbiamo incontrato, erano anche pericolose a volte: i rovi, la salita
ripida, il "paciocco" quando pioveva, roccia da scavalcare e l’erba scivolosa; per questo abbiamo attaccato una corda a un albero per aiutarci. Quando c’era la neve alcuni miei compagni
sono caduti.
Una volta siamo dovuti andare in un altro posto sui sassi perché
per terra c’era la neve.
Mi è piaciuta questa esperienza perché ho capito come vivevano i soldati in guerra. Alberto
Quest’anno da novembre ad aprile siamo andati in trincea circa venti volte. Passavamo su un sentiero dove attaccato ad un albero
c’era una corda per aiutarci a salire e a scendere. Arrivavamo in una casetta, sopra una montagnetta, la casetta ci serviva per non farci vedere dal nemico. Quando nevicava, scendere
era difficile; siamo andati una volta mentre nevicava e ci siamo divertiti.
Quando c’era il sole leggevamo il libro all’aperto sopra una coperta,
mentre quando pioveva stavamo al riparo dentro la casetta. Alcuni di noi
avevano degli ruoli: la maestra aveva sempre il compito di recitare
Mario Tancredi Rossi, cioè il capo di tutta la squadra, io alcune volte sono stato la vedetta e questo compito era abbastanza importante perché, quando si arrivava
al rifugio, dovevi estrarre il binocolo e controllare fuori dalla finestra se
c’era il nemico che ci attaccava. Poi c’era l’attendente, colui che portava lo
zaino con dentro la coperta e il libro. Durante l'anno abbiamo aggiunto anche il ruolo del giornalista che doveva fare
foto e video con la telecamera.
Il libro lo leggevamo nelle stagioni di: autunno, inverno e primavera.
A
me questa avventura di essere soldati è piaciuta moltissimo. Leonardo
Fino a mercoledì 13 aprile siamo andati in “trincea”, un posto su una montagnetta chiamata “Muntisel”, vicino al parco giochi di
Scopello. Nello stesso posto dove andiamo a leggere, c’è una casetta diroccata
che abbiamo usato quando pioveva o nevicava. Quando andavamo lì, c’erano dei
“ruoli” precisi: il caporale che stava davanti a tutti e li “guidava”,
l’attendente, che era la persona che stava in fondo con il tenente Mario Tancredi
Rossi, cioè la maestra; la vedetta che controllava se c’erano dei “nemici”
e il giornalista che ci riprendeva mentre leggevamo.
Questa esperienza è durata sei mesi, da novembre ad aprile.
Il libro che abbiamo ascoltato secondo me è stato il libro più bello che io abbia mai letto. Marco
Noi ogni mercoledì pomeriggio siamo andati a leggere in trincea. Abbiamo chiamato questo progetto "Lettura in trincea" perché noi stiamo
studiando la Prima Guerra Mondiale e allora facciamo finta di essere dei
soldati in trincea.
La trincea era la casa dei soldati durante la guerra, cioè un buco fatto nella terra o, quando il terreno era molto sassoso, anche costruito con cadaveri o sacchi di sabbia. Noi abbiamo riprodotto, per modo di dire, questa cosa.
Il libro che leggevamo era tratto dall'Odissea di Omero; ovviamente abbiamo
letto con parole molto più semplici. Noi siamo divisi in ruoli: il caporale è l’aprifila, la vedetta
è il metereologo e l’attendente è l’aiutante, invece il nostro tenente (Mario
Tancredi Rossi) è la maestra.
Anche durante la guerra c’erano i giornalisti, e noi l'abbiamo fatto con video e foto, mentre un tempo scrivevano. Anche sui giornali c'era la censura, non solo sulle lettere. La censura era una riga di inchiostro nero per non far passare le frasi che i politici di quei tempi non volevano fare leggere alle famiglie o alla gente.
Una volta Carlotta è caduta perché c'era il terreno scivoloso ma anche Leo è caduto
quando c'era la neve. Io invece mi sono buttato nella neve e sono scomparso, i
miei compagni non mi vedevano più, ero sommerso.
Adesso abbiamo finito il libro, che mi è piaciuto perché era mitologico, con un pizzico di magia ed era molto interessante. Yuri
La trincea era la casa dei soldati durante la guerra, cioè un buco fatto nella terra o, quando il terreno era molto sassoso, anche costruito con cadaveri o sacchi di sabbia. Noi abbiamo riprodotto, per modo di dire, questa cosa.
Il libro che leggevamo era tratto dall'Odissea di Omero; ovviamente abbiamo
letto con parole molto più semplici. Noi siamo divisi in ruoli: il caporale è l’aprifila, la vedetta
è il metereologo e l’attendente è l’aiutante, invece il nostro tenente (Mario
Tancredi Rossi) è la maestra.Anche durante la guerra c’erano i giornalisti, e noi l'abbiamo fatto con video e foto, mentre un tempo scrivevano. Anche sui giornali c'era la censura, non solo sulle lettere. La censura era una riga di inchiostro nero per non far passare le frasi che i politici di quei tempi non volevano fare leggere alle famiglie o alla gente.
Una volta Carlotta è caduta perché c'era il terreno scivoloso ma anche Leo è caduto
quando c'era la neve. Io invece mi sono buttato nella neve e sono scomparso, i
miei compagni non mi vedevano più, ero sommerso.Adesso abbiamo finito il libro, che mi è piaciuto perché era mitologico, con un pizzico di magia ed era molto interessante. Yuri
La trincea è una specie di
rifugio scavato nella terra, da dove i soldati sparavano, mangiavano nella
gavetta e dormivano, insomma facevano tutto. La nostra trincea, invece, è una casetta un po’
rotta con una terrazza d’erba. Andandoci, io sono scivolata un paio di volte. Qui nella foto siamo dentro la casetta in un giorno in cui pioveva.
Carlotta
Carlotta
Noi fino a mercoledì siamo andati
in trincea che in guerra era una buca, solo più lunga della nostra. La nostra trincea era una casetta con
un terrazzo di erba. Quando nevicava andavamo nella casetta, sennò stavamo fuori.
Avevamo anche dei ruoli: caporale, attendente, sentinella. Siamo andati
da novembre ad aprile ma adesso è
finito. Abbiamo anche avuto delle
difficoltà coi rovi e la pioggia e abbiamo anche avuto dei cambiamenti
di tempo: l’acqua, la neve e il sole, ma ci siamo andati comunque. Una volta siamo anche andati dà un'altra parte perché c’era la neve.E' stato molto bello, spero di tornarci.
Lorenzo
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